Considerazioni sugli esiti, critici e di mercato, delle opere del Premio Fotografia Italiana Arte Contemporanea

Premiata dal successo di vendita la scelta di presentare in Galleria artisti più giovani o meno noti. Il pubblico dei collezionisti ha risposto positivamente e con un interesse molto articolato rispetto ai diversi linguaggi

Pagine di Fotografia Italiana | N. 7 – Autunno-Inverno 2006
Articolo di Fabio Castelli. Download pdf >>

 

Abbiamo sempre voluto sottolineare che l’attività della galleria Fotografia Italiana Arte Contemporanea si svolge nell’ambito del mercato dove si opera cercando di coniugare la ricerca artistica con le esigenze di divulgazione e vendita delle opere. Non vogliamo assumerci la veste di critici o di storici dell’arte, né quella di responsabili di musei: nostro compito è proporre opere, la cui qualità ci convince, a un mercato cui vogliamo garantire, nello stesso tempo, sia le modalità con cui le stesse sono prodotte, per assicurarne la durata nel tempo, sia le caratteristiche della tiratura che devono essere certe, chiare e trasparenti.

Nel sistema dell’arte, molti che ne fanno parte, considerano il mercato come qualcosa d’impuro, e il fatto di confrontarsi con le sue regole qualcosa che toglie qualità al lavoro degli artisti. Questo atteggiamento, anche se comprensibile, non è da noi condiviso. Seguire la domanda in modo incondizionato cercando solo di produrre opere facili, d’immediata comprensione, piacevoli, può produrre nell’immediato dei ritorni positivi in termini economici, ma è molto probabile che se il lavoro è scarso di contenuti, nel volgere di poco tempo dimostri la sua inconsistenza e la bolla si sgonfi, dando luogo a forti delusioni sia per l’autore sia per coloro che l’hanno acquistato. È comprensibile quindi che molti temano gli effetti del mercato inteso come una sirena abile nel sedurre e nel tradire; avendone paura lo criticano e se ne allontanano. Noi crediamo invece che sia doveroso, e nello stesso tempo avvincente, misurarsi con le sue regole. Crediamo inoltre che uno dei compiti più importanti che siamo chiamati ad assolvere nella nostra attività di galleristi sia proprio quello di scambiare i diversi punti di vista con gli artisti di cui ci occupiamo e con i quali lavoriamo, in modo che la loro attività creativa sia il più possibile coerente con ciò ho che sono le loro pulsioni interiori senza indulgere o essere disponibili a compromessi al fine d’essere più accattivanti o piacevoli. Né indulgere esageratamente su temi scioccanti per attrarre l’attenzione del pubblico. Mi pare quindi evidente che ci sono dei lavori che, a parità di qualità, risultano più vicini ai desideri del collezionista e che spesso il gradimento del pubblico non coincide con il giudizio dei critici. Considerazioni sugli esiti, critici e di mercato, delle opere del Premio Fotografia Italiana Arte Contemporanea Questa lunga premessa, tra l’altro, perché durante le riunioni per stabilire i temi di questo numero di Pagine di Fotografia Italiana era emersa qualche perplessità sul mio desiderio di comunicare ai nostri lettori alcuni dati relativi ai risultati di vendita delle opere degli artisti del Premio Fotografia Italiana Arte Contemporanea. Intanto la prima considerazione è che, in generale, abbiamo avuto un riscontro di vendita molto positivo. Molti collezionisti che seguono la nostra attività hanno avuto il piacere di potersi garantire opere d’indubbia qualità a prezzi inferiori a quelli cui erano abituati mentre altri hanno avuto finalmente la possibilità di entrare in un mercato che li ha sempre interessati, ma al quale non avevano mai avuto modo di accedere. Per quanto riguarda gli artisti, molti di loro avevano già avuto modo di esporre le loro opere, ma quasi mai in una galleria che ne curasse anche la vendita. Il premio Fotografia Italiana Arte Contemporanea non ha, infatti, l’obiettivo di scoprire nuovi talenti ma quello di presentarli a un pubblico più vasto e dare loro tutta la visibilità e la possibilità di inserimento nel mercato dell’arte che Fotografia Italiana è in grado di poter proporre. Credo che avere offerto queste possibilità – anche quella apparentemente più semplice di poter esporre le proprie opere presentandole con l’attenzione, la cura e il rispetto con cui noi trattiamo sempre il lavoro di tutti coloro con cui collaboriamo – sia stato per molti di loro motivo di grande soddisfazione e fiducia. Premesso questo e venendo ad alcuni dati concreti sul gradimento del pubblico e dei collezionisti emerge che, coerentemente con il giudizio della critica, Marco Campanini è stato l’artista che ha incontrato anche i maggiori favori di vendita. Il notevole contenuto concettuale delle sue opere, unito all’efficacia formale delle sue immagini, ha evidentemente impressionato favorevolmente sia la critica che il pubblico. Un ottimo riscontro anche per le opere di Saverio Lombardi Vallauri, raffinati bianco e nero del suo lavoro “metroquadro” e un apprezzabile “terzo posto” nelle vendite per Francesco Patriarca, già noto all’estero, in particolare in Francia e negli Stati Uniti. A seguire Claudia Pozzoli, coetanea del vincitore, che ci trascina nell’affascinante mondo di una visione di cultura zen e Maurizio Montagna che sempre di più si dedica all’attività creativa rispetto a quella di fotografo d’architettura. (A proposito del desiderio di cambiamento della propria attività primaria da parte di molti professionisti dell’obiettivo, rimando all’altro mio intervento “La fotografia come arte applicata? ” a pagina 4 di questo giornale). Questi sono i dati più importanti di questa esperienza del Premio da un punto di vista degli esiti “concreti”, elementi che mi hanno offerto anche l’opportunità di presentare il punto di vista mio e della galleria su alcune questioni molto sentite. Certo non c’è nulla come il tempo che è in grado di determinare la qualità di un’opera; a livello di lettura e soddisfazione personale, se riusciamo a trovare sempre interesse o piacere ogni qualvolta posiamo gli occhi su un’opera che abbiamo appeso su un muro di casa, anche dopo molto tempo che l’abbiamo acquistata, questo è sicuramente un indizio che l’opera è di valore, ricca di quei contenuti che la fanno ritenere importante, continuando a trasmetterci delle valenze positive.

Fabio Castelli