La distinzione tra “arte fotografica” e “fotoreportage”

Pagine di Fotografia Italiana | N. 2 – Autunno 2004
Articolo di Fabio Castelli. Download pdf >>

 

«[…] La distinzione tra ‘arte fotografica’ e ‘fotoreportage’ sarà allora quanto mai inutile e assurda; nessuno si chiederà nel dubbio e nell’indecisione, quale sia la fotografia italiana, se quella delle mostre e delle riviste specializzate o quella del rotocalco. Dall’integrazione, nel reciproco abbandono di certi limiti, la nostra fotografia potrà veramente inserirsi con sicurezza nel dialogo, ormai così aperto della grande fotografia mondiale».

(Italo Zannier, 1957, in 26 Fotografi italiani da Lo sguardo critico – Cultura e fotografia in Italia 1943-1968, a cura di Cesare Colombo).

Così concludeva un testo di presentazione per una mostra del 1957 Italo Zannier, sottolineando dunque quello che poi sarebbe stato meglio definito criticamente come “superamento dei generi”. Partendo da questo presupposto, consolidato storicamente, risulta tuttavia interessante a nostra volta sottolineare come la fotografia di ricerca e il reportage quasi sempre si servano di approcci metodologici e stilistici completamente diversi. Certamente, nella complessità del linguaggio, metodi, stili e forme a volte si intrecciano: per esempio non sempre e necessariamente il reportage si esplica con un linguaggio semplicemente descrittivo ma ricorre a ricercate soluzioni formali. E viceversa spesso accade che una consolidata ricerca artistica si serva di un linguaggio in cui prevale la descrizione più “oggettiva” (per esempio il lavoro dei tedeschi Becher). In queste pagine si vuole mettere in evidenza come, nella pratica creativa, i parametri di contenuto e quelli stilistici tra fotografia di ricerca (o fotografia d’arte che dir si voglia) e fotoreportage differiscano notevolmente, dando luogo a due ben diversi ambiti dell’operare fotografico.

Le fotografie riprodotte per la sezione reportage sono scelte da uno dei momenti più significativi del giornalismo fotografico, il World Press Photo 2004, a proposito del quale Elizabeth Biondi, presidente della giuria, scrive in catalogo: «[…] Secondo le linee guida del World Press Photo, la Foto dell’Anno deve rivestire una “grande importanza giornalistica” ed esprimere un “eccezionale livello di percezione visiva e creatività”: In altre parole, l’immagine viene selezionata per il valore di informazione del suo contenuto e per l’impostazione stilistica individuale con cui viene colto quel contenuto».

Risulta evidente, alla luce dell’impostazione metodologica del World Press Photo, come l’aspetto giornalistico-informativo sia necessariamente dominante e che “l’impostazione stilistica individuale” rappresenti quel “di più” che trasforma un’immagine banale in una più intrigante dal punto di vista della forma. Un approccio cioè notevolmente diverso per non dire opposto a quello della fotografia di ricerca artistica che, per modi e tempi, è ben lontana dalle urgenze dell’informazione.