Patagonia di Niccolò Aiazzi

Continua il sodalizio tra MIA Photo Fair e l’Università Bocconi di Milano con l’apertura della mostra Patagonia di Niccolò Aiazzi, visitabile ‪dal‬ ‪19 Giugno al 19 Settembre‬ presso lo spazio dedicato alla fotografia d’arte di ‪Via Sarfatti 25, Milano.‬

La Mostra: Luoghi fisici e meta-fisici, che trasmettono la forza e la potenza della natura ma allo stesso tempo la sua fragilità e i suoi limiti terreni. Si tratta infatti di paesaggi purtroppo in pericolo, che rischiano di essere distrutti o compromessi dalla civilizzazione e dall’inquinamento del mondo industrializzato. In un momento storico tristemente caratterizzato da cambiamenti climatici epocali, in cui la nostra sopravvivenza sul pianeta terra rischia di essere messa in discussione, il paesaggio da sfondo assume una centralità che è figlia della malinconia e di un senso di perdita.Università Bocconi – Bocconi Art GalleryFoyer della sala ristorante (piano seminterrato) Via Sarfatti, 25 – Milano‬ Dal 19 Giugno al 19 Settembre 2019‬‪Dal lunedì al venerdì: ore 9.00-20.00 / sabato: ore 10.00-18.00‬Ingresso libero e gratuito

Circo de Los Altares, Campo de Hielo Patagonico Sur (Cile), 2019
Los tempanos #1, Campo de Hielo Patagonico Sur (Argentina), 2019
Catedral de Mármol, Cile Chico, Aysén, Patagonia (Cile), 2017

Interno in surreale. Nelle opere di Luca Gilli

Luca Gilli_Orange_Un musée après #7466, 2014_Stampa giclée su carta Canson Baryta, ed.3+2 pa

Interno in surreale

Nelle opere di Luca Gilli

MIA Photo Fair presenta  nello spazio dedicato alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi, la mostra personale dell’artista Luca Gilli, Interno in surreale, in collaborazione con la galleria Paola Sosio Contemporary Art.

Come in un gioco di combinazioni possibili, le singole opere sono state qui mixate di serie in serie (Blank 2008-, Raw state 2013-, Un musée après 2014-,) accostando soggetti e riprese che in realtà sono distanti tra loro anche di anni, per creare un display espositivo fatto di accostamenti inediti.

È questo un grande valore dei corpus di opere che indicano la profondità della ricerca dell’autore: il fatto che, anche spostandosi da una parte all’altra di un pentagramma visivo, e di ricerche su temi differenti, gli accordi restano e suonano armonici.

(…) Partiamo dalle regole del gioco. La prima, operata da Gilli, è la seguente: fotografare in interno. La seconda: fotografare in una condizione di luce assolutamente piatta, lattea, con una esposizione lunghissima che permetta il dilatarsi e l’annullarsi di spazi. La terza è il risultato: mai lo spazio e l’architettura, nelle fotografie di Luca Gilli, sono docili resoconti documentaristici per architetti o maestranze. Diventano, anzi, labirinti per pensieri, dimensioni surreali e, soprattutto, sospese.

In soccorso, per una descrizione poetica che calza a pennello con queste immagini, ci viene Georges Perec: “Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti […] Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico […] Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo” .

L’arte, quasi smentendo questa citazione valida nella transitorietà del tempo, ha forse il potere – e il compito – di fermare per un istante un po’ più lungo della vita qualche frammento di questo “problema dello spazio”, riportandocelo appunto come un unicum (attraverso la fotografia, il medium passato dal tecnico al tecnologico, ma sempre infinitamente replicabile). Ma la fotografia e l’arte in genere, essendo artifici, riportano la “ragione” al testo di Perec: i luoghi sono stabili solo al momento dello scatto, e in quel preciso campo visivo, “still life” nell’inesorabile mutazione. Gilli, nonostante questa precisione, sembra sempre allontanarsi da questa stabilità: è un poco come se la sua fosse una fotografia “Impressionista”: attraverso l’invasione della luce porta in superficie una certa astrazione del reale.

Testo critico di Matteo Bergamini (critico e curatore, direttore responsabile di Exibart)

La mostra sarà visibile presso:

Università Bocconi, Foyer della sala ristorante (piano seminterrato), Via Sarfatti, 25 – Milano

Dal 18 Gennaio al 9 Giugno 2019 dal lunedì al venerdì: ore 9.00-20.00 / sabato: ore 10.00-18.00 / Ingresso libero e gratuito

Luca Gilli_Untitled#5961, 2016_Stampa giclée su carta Baryta Canson, cm100x150, ed.3+2pa

Luca Gilli_Baragalla #0875, 2015_Stampa giclée su carta Baryta Canson, cm 58×87, ed.5+2pa

Luca Gilli_Baragalla #1143, 2015_Stampa giclée su carta Baryta Canson, cm 58×87, ed.5+2pa

L’Eccellenza Nascosta. L’industria italiana tra 1978 e 1996 nelle fotografie di Edward Rozzo

MIA Photo Fair presenta in questo spazio dedicato alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi, la mostra personale dell’artista italo-americano Edward Rozzo L’Eccellenza Nascosta, L’industria italiana tra 1978 e 1996.

Dietro ogni prodotto dell’Eccellenza Italiana si cela l’Industria: dal food alla moda, dalle automobili all’aerospazio, ogni stabilimento e ogni settore si fonda sulla ricerca e sviluppo, sull’ingegneria, su calcoli di efficienza, su macchinari, sulla gestione manageriale e sul capitale umano rappresentato dalle moltitudini di persone provenienti da ogni parte del mondo..

Questa realtà industriale, un insieme complesso di competenza e creatività, determinazione e coraggio, capacità e visione, rappresenta il mondo nascosto dell’Eccellenza Italiana. Un ambiente affascinante, visivamente pieno di mistero, colore, forme e materia prima, che si manifesta nelle fotografie di Edward Rozzo.

Rozzo si distingue dai suoi colleghi , attivi nel periodo delle opere in mostra, sia per formazione sia per cultura sociale. Nella sua attività di fotografo professionista, non si è soffermato a ritrarre gli stereotipi politici o quelli tipici della fotografia d’industria contemporanea, ma si è spinto oltre la realtà apparente e alle ovvietà, per catturare l’energia e il mistero dei processi di produzione industriale. Ha sperimentato il linguaggio della fotografia d’arte per raccontare i processi industriali e per mostrare la passione e il fascino dei valori intrinsechi legati all’industria italiana, a discapito della classica tecnica fotografica di documentazione oggettiva di una realtà.

I suoi lavori rompono quindi con le immagini stereotipate che spesso hanno contraddistinto la rappresentazione dell’industria italiana. Rozzo ha creato immagini iconiche, dove attraverso l’occhio del fotografo, la realtà si piega, muta, si trasforma in colori, forme e dinamiche visive.

L’Eccellenza Nascosta è, di fatto, un mondo eccellente, profondo, complesso e legato alle competenze e alla creatività di milioni di operatori, ricercatori, manager e imprenditori. Un mondo che dovrebbe rendere gli italiani orgogliosi, in quanto creato nonostante tutte le difficoltà organizzative, la confusione burocratica e l’incertezza politica del sistema Italia.

Le opere di Edward Rozzo manifestano questo orgoglio con immagini uniche ed irripetibili, frutto di una maestria e di una creatività degna di quelle stesse persone che si sono che si sono adoperate per plasmare l’Industria Italiana.

La mostra sarà visibile presso:

Università Bocconi

Foyer della sala ristorante

(piano seminterrato)

Via Sarfatti, 25 – Milano

Dal 4 Maggio alle 18 al 13 Settembre 2018

Dal lunedì al venerdì: ore 9.00-20.00 / sabato: ore 10.00-18.00

Ingresso libero e gratuito

Edward Rozzo, Sisas – Glowing Tubes, 1997, Giclée Print Omega Rag Fine Art 2018, 40x40cm

Edward Rozzo, Fedrigoni – Paper Fantasy, 1988, Cibachrome Vintage, 34 x 34 cm

Edward Rozzo, Ceat – Splayed Cable, 1984, Cibachrome Vintage, 37x37cm

Aurélie Mathigot. Regards tissés sur Tokyo

MIA Photo Fair presenta, in collaborazione con il Flux Laboratory di Ginevra, nello spazio dedicato all’arte fotografica dell’Università Bocconi di Milano, la mostra personale dell’artista francese Aurélie Mathigot dal titolo Regards tissés sur Tokyo.

Il progetto espositivo dell’artista si basa su una serie di lavori stampati su tela e in seguito ricamati in alcuni punti. Il tessuto viene utilizzato come linguaggio per creare un legame tra processi artistici diversi come la fotografia e il ricamo.

In parallelo a questo lavoro bidimensionale, Aurélie Mathigot crea sculture in corda, lana e cotone utilizzando la tecnica dell’uncinetto e combinando altri materiali presi dalla vita quotidiana come il legno, la cera e la ceramica.

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Lelli e Masotti

Per il quarto appuntamento nello spazio dedicato all’arte fotografica dell’Università Bocconi di Milan, sarà visibile fino al 15 novembre la mostra delle opere degli artisti Silvia Lelli e Roberto Masotti, promossa e curato da MIA Photo Fair in collaborazione con BAG – Bocconi Art Gallery.

In questa mostra confluiscono consistenti frammenti di lavori che nel tempo i due fotografi hanno dedicato al rapporto che sussiste tra fotografia e musica, e agli spazi dove il suono cresce e si sviluppa: i teatri. Gli ambienti rappresentati dai fotografi sono quelli dei grandi teatri italiani di tradizione sette – ottocentesca, tra cui il Teatro alla Scala.

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