NYLON – ULDERICO TRAMACERE

Negli spazi dedicati alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi, dopo Liu Bolin MIA Photo Fair presenta la mostra personale Nylon dell’artista Ulderico Tramacere, in collaborazione con A100 Gallery.

Attraverso il racconto dell’espianto degli ulivi nel Salento, rinunciando però al mero taglio reportagistico, Tramacere coglie l’occasione per dare pienamente spazio alla sua poetica, liberando le immagini dalla propria contingenza e inserendole in una visione lirica che fa dell’identità e del pudore le sue cifre essenziali.

Tredici fotografie in bianco e nero narrano con profonda solennità il dramma dell’espianto e dello stallo di una identità forte, mentre il velo che li avvolge fa intravedere le pose improbabili di questi giganti millenari; i solidi nodi del legno diventano evanescenti, come nuvole da risignificare: è proprio questo il ‘gioco’ semantico operato dall’autore nell’attribuzione dei titoli alle opere.

Gigliola Foschi sull’artista: “Le sue immagini si impongono per la loro essenzialità poetica, per la loro capacità metaforica di comunicare (…) le fotografie di Tramacere compongono una sorta di inquietante e affascinante danza macabra; ci fanno avvertire il grido di dolore di una natura sempre più dominata dall’uomo ma, al contempo, ne fanno emergere la forza arcaica”.

La forza dei soggetti, ieratici e cangianti, sono come protetti dallo sguardo premuroso dell’artista, che attraverso il velo conduce una doppia operazione: da un lato, recupera il pudore dello sguardo di fronte al dramma (la latina Pietas); dall’altro, riflette sulla pretesa di verità del sistema-informazione. Citando l’autore: “Un racconto vero e obiettivo non è possibile. Il mio nylon distacca, ma non nasconde. E le ‘aberrazioni’ sono costitutive di ogni narrazione: io ne faccio una cifra stilistica, anziché credere nella ‘pulizia’ di un’immagine che pretende di dire la verità”.

Con questo progetto Tramacere conclude infatti la trilogia Film plastici, legandola ai progetti del 2016 Cellophane (che prende avvio dal dramma dei migranti alla frontiera greco-macedone) e Pluriball, sviluppato a partire dalle devastazioni del terremoto nell’Italia centrale.

BIOGRAFIA

Ulderico Tramacere è un artista che utilizza la fotografia come linguaggio d’arte contemporanea. Di recente esposizione i progetti “Tramaceromachia”, vincitore presso SIFEST 2019 a Savignano sul Rubicone; “Nylon”, esposto nel 2019 presso Red Lab Gallery e già vincitore nel 2018 del Premio RAM Sarteano; “Arneo”,presenteinPropostaMIAnel2017,espostoaLecce,Roma,Milano, Modica, Siracusa e Lugano.

Tra le sue pubblicazioni, spesso in dialogo con la storia letteraria, il manifesto “Gatto Nero”, presentato con Henry Beyle presso il Salone del Libro di Torino 2019; “Arneo” (Ed. Grifo, 2015) con la prefazione di Ferdinando Scianna. Dai precedenti lavori: “Film plastici” (2016-2018); “Lente di Fresnel” (2004-in progress); “Liber Monstrorum de diversis generibus” (2012). 
Le sue opere compaiono in alcune collezioni pubbliche e private, tra cui fondazioni, istituzioni eprestigiose strutture ricettive.

Università Bocconi – Bocconi Art Gallery
foyer della sala ristorante (piano seminterrato)
Via Sarfatti, 25 – Milano
per accedere scrivere a eventi@unibocconi.it

Ingresso gratuito

Ulderico Tramacere, Danza macabra 7, 2017, stampa giclée, cm 90x65, ed. 2/3, Courtesy A100 Gallery

LIU BOLIN – LA FORMA PROFONDA DEL REALE

MIA Photo Fair presenta nello spazio dedicato alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi, la mostra personale dell’artista Liu Bolin, “LA FORMA PROFONDA DEL REALE” in collaborazione con Boxart Galleria d’Arte di Verona.

«Nella dialettica tra pittura e fotografia, un comune denominatore, una identica matrice linguistica [è] la prospettiva».  Questa intuizione teorica di Daniela Palazzoli, che identifica nella prospettiva il cromosoma alla base del codice genetico di un’immagine, coincide casualmente con l’anno di nascita, nella provincia nord-orientale dello Shandong, dell’artista cinese Liu Bolin: il 1973 appunto.

L’ormai nota distruzione del villaggio Suojia,in cui l’artista viveva a nord-est di Pechino,venne ordinata dalle autorità governative il 16 novembre 2005, segnando il momento decisivo in cui Bolin fece ricorso alla matrice prospettica per creare l’immagine che ha dato origine alla serie di scatti intitolata Hiding in the city (Nascondersi nella città).

Tracciando in maniera rudimentale sul proprio corpo le linee delle macerie del suo quartiere, in virtù della loro convergenza con il punto di fuga dall’ottica della fotocamera, Liu Bolin ottiene un’immagine in cui l’elemento perturbativo dello spazio, rappresentato dalla propria fisica tridimensionalità, costringe lo spettatore a soffermare lo sguardo su quella esatta porzione di realtà.

[…] Liu Bolin inizia la serie Hiding in the City proprio “sulla strada”, o meglio tra le case in mattoni del Suojia Village Arts Camp, un tempo sede di un centinaio di studi di artisti tra cui quello di Bolin, agli esordi della sua carriera.[…] L’immersione solitaria, silente attrattiva per l’osservatore, di un uomo in carne ed ossa fuso con il panorama genera un pathos in netto contrasto con la superficialità anaffettiva con cui spesso, inevitabilmente, viene recepito l’eccesso d’immagini che sommergono l’Epoca contemporanea. La forma performativa prescelta è rimasta pressoché invariata in quanto funzionale al tentativo di oltrepassare i limiti fisici della resistenza umana.

La personale negli spazi espositivi all’Università Bocconi di Milano offre una panoramica di questi luoghi, individuati dall’artista prima di tutto nel proprio Paese, poi anche in Italia, dove dal 2008 Liu Bolin è stato ripetutamente invitato dalla sua galleria di riferimento, e infine nel resto del mondo, fino a un totale di oltre duecento opere realizzate. […] Nascondere per rendere manifesto diviene l’escamotage che l’artista ha eletto come percorso per rendere persistente il richiamo al proprio pensiero sull’umanità. In fondo «vivere –scrisse Georges Perec– è passare da uno spazio all’altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male».

Testo critico di Beatrice Benedetti.

Liu Bolin, Civilian and Policeman 1, Courtesy Box Art Gallery

La mostra sarà visibile presso:

Università Bocconi

Foyer della sala ristorante (piano seminterrato)

Via Sarfatti, 25 – Milano

Dal 25 settembre 2019 al 15 gennaio 2020

Ingresso libero e gratuito

Dal lunedì al venerdì: ore 9.00-20.00 / sabato: ore 10.00-18.00